Paola Ciurluini, Psicologo Clinico, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, Roma
Silvia Rongoni, Psicologo Clinico, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

La situazione di emergenza legata al diffondersi del Covid-19 ha portato il nostro Paese ad adottare misure di contenimento e di contrasto del rischio rivolti ai cittadini. In particolare, le limitazioni che riguardano la circolazione delle persone, il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione per i soggetti in quarantena perché contagiati o hanno avuto contatti stretti con soggetti contagiati, la sospensione dell’attività e la chiusura di strutture e spazi aperti al pubblico, la sospensione di attività ludiche, ricreative, sportive e motorie all’aperto e la sospensione delle cerimonie civili e religiose, hanno un impatto sulla psiche dell’individuo. Tutto ciò può essere fattore di stress (stressor) e può favorire l’isolamento sociale se il soggetto non riesce a ritrovare un nuovo adattamento al contesto richiesto. Può anche mettere in difficoltà alcuni sistemi familiari a causa della convivenza a casa “forzata” con gli altri membri della famiglia. Infatti nelle famiglie in cui i rapporti già non erano soddisfacenti la comunicazione può diventare ancora più problematica, con la presenza di disconferme o di una comunicazione non verbale disfunzionale (come il silenzio o la mancanza di sguardi), il quale può aumentare i conflitti intrafamiliari. In particolare, tali conflitti sono più evidenti in quelle tipologie di coppie o famiglie che presentano le seguenti caratteristiche:

  • Coppia e famiglia invischiata in cui c’è un eccessivo passaggio di informazioni e di comunicazione tra le varie famiglie (ovvero la famiglia di origine e quella attuale), i ruoli sono sovrapposti e le regole sono confuse sui compiti e di “chi fa che cosa”;
  • Coppia e famiglia disimpegnata in cui manca l’informazione e la comunicazione tra i membri della famiglia e le regole sono rigide.

Al contrario, la coppia e la famiglia impegnata è la cosiddetta “famiglia normale”, in cui vi è un passaggio adeguato di informazioni e di comunicazione, vengono mantenute le relazioni con gli altri componenti della famiglia senza esserne invischiati, le regole sono definite e chiare per tutti e sono riconosciuti i ruoli e i compiti di ogni membro.

È da tener presente che la struttura della famiglia invischiata e disimpegnata può essere modificata attraverso una psicoterapia di coppia e familiare che ha l’obiettivo di ristrutturare e riorganizzare il sistema esistente (coppia e famiglia) e portarlo ad una configurazione più funzionale modificando i compiti e ruoli di ognuno al fine di stabilire una nuova omeostasi in famiglia. La terapia, inoltre, agisce sulla coppia trasformando i rapporti di dipendenza o basati sulla competizione in rapporti in cui ognuno ha compiti e ruoli distinti. Allora come difendersi e ritrovare un nuovo adattamento?

Gli interventi psicologici sono orientati sulla modificazione dello stile di vita ricreando momenti di recupero e di serenità, miglioramento delle strategie di coping di fronte a situazioni problematiche o stressanti, rielaborazione dei vissuti negativi legati ad eventi traumatici e sulla comunicazione tra i membri, verbale (parole, contenuti), non verbale (linguaggio del corpo, come sguardi, silenzio, rossore, posizione del corpo, gesti etc.) e paraverbale (tono e volume della voce, etc.) rendendola meno rigida e più funzionale. Secondo i professionisti della Scuola di Palo Alto nelle interazioni con gli altri si comunica sempre inviando dei messaggi, che possono essere principalmente di tre tipi: di conferma, di rifiuto o di disconferma. La disconferma (o squalifica) può essere intesa con la formula “Tu per me non esisti” ed è tipico di una modalità di interazione nella quale il messaggio inviato da una persona viene completamente ignorato o frainteso da chi lo riceve. Questo può far vivere nella persona che invia il messaggio un senso di perdita del sé. La disconferma può essere trasformata in conferma e rinforzo positivo riconoscendo nell’altro le sue capacità e il ruolo che ricopre all’interno della coppia o della famiglia.

Inoltre, è importante considerare nella terapia anche come il “sistema dei figli” deve essere regolato da compiti e ruoli chiari, ad esempio un figlio non dovrebbe assumere un  ruolo di “marito o di padre” nei confronti della madre. Una coppia può discutere e non essere d’accordo su alcune scelte da prendere nei confronti dei figli, ma davanti a loro deve mostrarsi unito e mandare un unico messaggio che non sia ambivalente, riconoscendo quindi il loro ruolo genitoriale e differenziarlo da quello del figlio.

Qui si seguito si vogliono riportare alcuni consigli di comportamenti funzionali che si possono adottare all’interno della famiglia:

  • Quando un figlio fa delle richieste al genitore, il genitore dovrebbe impegnarsi a non dare subito una risposta ma prendere del tempo per consultare prima il partner e poi in un secondo momento dare la risposta che sia condivisa.
  • Dare sempre conferme e gratificazioni al coniuge, anche se non si é perfettamente d’accordo, per il benessere dei propri figli.
  • Dare conferma e gratificazioni ai figli condividendo con loro iniziative costruttive e ricreative rimanendo in casa.
  • Mantenere un rapporto con la famiglia di origine non fornendo informazioni o lamentele della propria “coppia o famiglia attuale” poiché i problemi vanno affrontati al suo interno.
  • Non evitarsi in casa ma impegnarsi in nuove attività.
  • Valorizzare le attività: sceglierne alcune e non molte, diverse ogni giorno e trarne piacere. 

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