coronaPaola Ciurluini, Psicologo Clinico, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, Roma

SILVIA RONGONI, Psicologo Clinico, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

L’emergenza epidemica prodotta dal Coronavirus, o Covid-19, ci pone di fronte a questioni nuove e fa emergere vecchi schemi psicosociali. Il problema oggettivo di Coronavirus diventa soggettivo in base al vissuto psicologico e alle emozioni che l’argomento suscita in ogni persona. La “percezione del rischio” può essere distorta e amplificata tale da portare ad un’eccessiva preoccupazione o addirittura al panico, comportando anche la messa in atto di comportamenti disadattativi e la riduzione delle difese dell’organismo. Avere timori e paure è normale, l’ansia infatti è innata ed è considerata una risposta adeguata del nostro organismo ad una situazione che viene percepita come una minaccia o un pericolo. L’ansia quando è moderata può risultare utile, mette in allerta la persona che si trova di fronte a una situazione problematica permettendole di reagire tempestivamente; può, invece, diventare patologica quando è eccessiva rispetto alla situazione da fronteggiare o permane per un lungo periodo di tempo tale da compromettere le normali attività della vita quotidiana.

Generalmente si tende ad avere più paura dei fenomeni che sono sconosciuti, rari o nuovi e la diffusione del Coronavirus ne è un esempio. È importante, perciò, tener presente il “decalogo antipanico” stilato da esperti psicologi che aiuta ad evitare la sopravvalutazione o la sottovalutazione del problema, al fine di ridurre paure eccessive o forme di ansia individuale e di panico collettivo. Si invita così ad assumere un atteggiamento psicologico più funzionale e adattativo per superare la situazione di emergenza relativa alla pandemia del Covid-19.

tabletInnanzitutto, va sottolineato come spesso i media per attirare l’attenzione del pubblico espongono a cronache allarmanti facendo cresce la sproporzione tra quelli che sono i pericoli oggettivi e le paure personali. Ciò tende ad aumentare nelle persone la percezione del rischio e il bisogno di ricercare continue informazioni che siano più rassicuranti. È importante, quindi, che ognuno riduca la sovraesposizione alle informazioni per non essere sopraffatto da informazioni contraddittorie che possono aumentare i livelli di ansia e si limiti ad aggiornarsi al massimo due volte al giorno, preferibilmente la mattina e la sera, affidandosi a dati rilasciati da autorità pubbliche come quelle del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi fornisce alcuni consigli utili sui comportamenti adeguati e pensieri funzionali da seguire per proteggersi dall’emergenza del Covid-19:

  1. Attenersi ai fatti, ovvero al pericolo oggettivo. l Coronavirus è un virus contagioso ma come ha sottolineato una fonte OMS su 100 persone che si ammalano 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi gestibili in ambiente sanitario, solo il 5 hanno problemi più gravi e tra questi i decessi sono circa la metà ed in genere in soggetti portatori di altre importanti patologie.
  2. Non confondere una causa unica con un danno collaterale. Molti decessi non sono causati solo dall’azione del coronavirus, così come succede nelle forme influenzali che registrano decessi ben più numerosi.  Finora i decessi legati al coronavirus stimati nel mondo sono cento volte inferiori a quelli che si stima causi ogni anno la comune influenza.
  3. Stare attenti che il panico non diventi collettivo. Molte persone che provano ansia cercano di controllarla mettendo in atto comportamenti irrazionali e poco produttivi che possono portare ad un maggiore stress, ad ignorare i dati oggettivi e a diminuire la capacità di giudizio.
  4. Evitare che “per fare qualcosa” si possa finire nel fare cose sbagliate senza considerare altre soluzioni mettendo in atto azioni protettive efficaci.
  5. Provare contemporaneamente troppe emozioni (paura, rabbia, tristezza) impediscono di ragionare in modo funzionale e frenano la capacità di vedere le cose in una prospettiva giusta ed ampia per esaminare i fenomeni.

Si raccomanda, inoltre, a chi sente un particolare disagio psicologico di chiedere un aiuto professionale ad uno psicologo clinico specializzato in psicoterapeuta. In particolare, la letteratura scientifica riporta la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale come modalità di trattamento più valida ed efficace per la cura dei disturbi d’ansia, degli attacchi di panico e della depressione. Il terapeuta aiuta a riconoscere l’ansia patologica e i suoi sintomi, a interrompere il ciclo di tensione crescente attraverso l’individuazione dei pensieri ansiosi e depressivi e l’utilizzo di tecniche cognitivo-comportamentali per gestire pensieri ed emozioni (ad esempio l’analisi dei pensieri disfunzionali, la pratica graduale, il referenting, la distrazione, il problem solving, le tecniche di rilassamento per diminuire l’impatto delle sensazioni fisiche sul corpo). In aggiunta possono essere effettuati interventi per mantenere uno stile di vita sano, come la cura del sonno, dell’alimentazione, dell’esercizio fisico ed evitare situazioni di stress al fine di sostenere il funzionamento ottimale del sistema immunitario. È necessario, inoltre, diminuire il senso di isolamento sociale che si può creare nel periodo in cui bisogna rimanere a casa, ciò è possibile mantenendo i contatti con i propri cari e gli amici tramite telefonate o video chiamate. Quando si rimane a casa si può sfruttare il tempo mantenendo anche la mente attiva attraverso attività distrattive come la lettura o attività manuali ricreative di proprio interesse (giardinaggio, cucina, ect.).

notizieAlcuni autori invitano ad aumentare la resilienza, ovvero la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà così stressante, attraverso la creazione di un piano di azione che segue l’acronimo RAIN-S: RICONOSCI, ACCETTA, INVITA, NON-ATTACCAMENTO, SELF CARE (Shiri Ben-Arzi, PCC, ICF). In particolare, “RICONOSCI” i pensieri e le emozioni legate allo stress che si sta vivendo, dagli un nome e non giudicarli, questo aiuta a ridimensionarli e differenziarli tra loro. “ACCETTA” ciò che stai vivendo e pensando in modo da abbracciare la nostra parte umana e come ci sentiamo. “INVITA” la tua curiosità e domandati di cosa hai bisogno in questo momento, di cosa puoi fidarti, di quali risorse hai disponibili e quali azioni puoi intraprendere per aiutarti. Per “NON ATTACCAMENTO” si intende il non identificarsi con i pensieri e le emozioni di un vissuto momentaneo ma di indirizzare l’attenzione ad un piano di azione. Infine è importante dedicarsi anche al “SELF CARE”, la cura di sé attraverso azioni che favoriscono la salute mentale e fisica.

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