io resto a casaAnna Rossi, Insegnante Mindfulness

Mindfulness è un modo di dire consapevolezza o presenza mentale.

Consapevolezza, che ha in sé la radice di “sapere” e presenza cioè: sapere ed essere presenti a ciò che accade. Ciò che accade dove? Proprio lì dove ci troviamo: in noi e intorno a noi. E quando? Proprio nel momento che stiamo vivendo: questo momento, ora. È un’esperienza del corpo e della mente.

Qualcosa di molto semplice, all’apparenza. Semplice, ma non facile da realizzare, perché molto spesso non siamo presenti davvero alla nostra vita mentre si sta svolgendo, ma piuttosto siamo persi nell’interpretazione che ne diamo, nelle nostre paure, preoccupazioni, giudizi, nei ricordi del passato o nelle nostre idee di come il presente e il futuro dovrebbero essere.

La Mindfulness ci invita a stare nella realtà così com’è, con tutto quello che c’è, che sia piacevole o meno, e ci fornisce degli strumenti pratici, esperienziali per allenare questa capacità che tutti abbiamo.

Ma perché è così importante essere davvero presenti? Proprio perché il momento presente è l’unico momento in cui possiamo veramente conoscere quello che stiamo vivendo e agire in modo che ci porti benessere.

E in che modo impariamo ad essere presenti con la pratica della Mindfulness? Con una particolare attitudine: di gentilezza, di sincero interesse, di accettazione (che non vuol dire passiva rassegnazione, ma piuttosto capacità di prendere atto di come stanno le cose e partire da lì) e avendo nel cuore una particolare intenzione: quella di riuscire a rimanere il più possibile centrati, aperti, accoglienti e pronti a riconoscere non solo le sfide e le difficoltà che ci sono in quella particolare situazione, ma anche - e forse soprattutto - le risorse che abbiamo e su cui possiamo fare affidamento per fronteggiare la difficoltà, cambiare il nostro atteggiamento e la nostra relazione con essa e andare in una direzione che sia il più possibile salutare per noi e per gli altri.

In questo momento così difficile e impegnativo per tutti, ma in particolare per chi convive con una difficoltà respiratoria più o meno seria, abbiamo sentito che era importante confrontarsi su quali potevano essere le esperienze e le risorse che la pratica della consapevolezza ci insegna a mettere in campo per aiutarci.

Lo abbiamo fatto con i partecipanti al Mindfulness for Health Program, un percorso ispirato a quanto proposto dallo pneumologo americano Roberto P. Benzo e dedicato a chi, dopo aver svolto un Protocollo MBSR Breath, desidera continuare il proprio percorso di consapevolezza di gruppo con le insegnanti del Protocollo. Di solito ci incontriamo una volta al mese, ma per il periodo del “io resto a casa”, abbiamo sentito di sostenerci con degli incontri più frequenti.

Dalle nostre condivisioni sono emerse emozioni difficili che ci accomunano un po’ tutti in questo periodo, come paura, preoccupazione, incertezza, irritazione, tristezza, senso di mancanza e solitudine. Certo: ma c’è di più.

Provando a stare nel presente con consapevolezza, accoglienza e apertura all’esperienza, i partecipanti al percorso hanno scoperto anche di possedere delle risorse che li hanno aiutati. Le osservazioni che seguono sono frutto della loro esperienza diretta:

  • nel momento di difficoltà, provare a restare con quello che sentiamo senza scappare o cercare subito una distrazione: portare invece la consapevolezza al corpo e al respiro e aiutarci a calmarci con una pratica di mindfulness;
  • stare il più possibile nel momento presente e portare l’attenzione a quanto c’è da fare in quel momento, facendo una sola cosa alla volta, anche le normali attività quotidiane (pulire, cucinare);
  • non trascurare l’esercizio fisico, anzi dedicare degli spazi, possibilmente al mattino e al pomeriggio, a svolgere degli esercizi semplici e non faticosi, ma che ci aiutino a sviluppare un senso di apertura nel corpo: basta veramente poco, ma con regolarità. Prima e dopo l’esercizio prendersi qualche momento di pausa per lasciar regolarizzare il respiro;
  • provare per quanto possibile a porsi in un atteggiamento di accettazione attiva della situazione e allenare la propria creatività per trovare delle alternative possibili a ciò di cui sentiamo la mancanza (prendiamo il sole in finestra o sul balcone, contattiamo online le persone care);
  • prendere consapevolezza di tutti i momenti in cui vorremmo che le cose fossero diverse da come sono, fermarci e fare qualche respiro. Poi vedere se possiamo tollerare che invece siano proprio così come sono e che alternative abbiamo. L’abbiamo chiamata la pratica dell’“oppure no”;
  • esercitare la pazienza, cominciando dalle piccole cose e cercando di applicarla a quelle man mano più grandi e anche alle relazioni difficili che possono esserci in questo periodo;
  • “non aggiungere aggettivi” alla realtà, che vuol dire ridurre l’abitudine automatica di dare ad ogni cosa un’etichetta che riflette molto spesso non la realtà com’è, ma piuttosto il nostro atteggiamento o giudizio su di essa e che innesca emozioni o pensieri di attaccamento o avversione (che comunque non cambiano la realtà e non ci aiutano a mantenere il nostro equilibrio)
  • nei momenti di difficoltà, portare la consapevolezza su quanto in quella particolare situazione è in nostro potere (cosa possiamo fare noi stessi per aiutarci o migliorare la situazione?) e su quale è il nostro limite (fisico, legato alle circostanze, o altro);
  • introdurre nella nostra giornata nuove abitudini più salutari e coltivarle con regolarità e intenzione di benessere;
  • ricollegarci ad attività che ci facevano stare bene in passato e che poi magari abbiamo abbandonato per tanti motivi, ma che possiamo riprendere oggi (letture, immagini, movimento, attività creative);
  • mantenere un’attività regolare durante la giornata, e non arrendersi alla fatica, ma provare a sentire il piccolo sforzo sostenibile come un amico che ci tiene in allenamento, sempre rispettando e onorando i propri limiti, senza giudizio;
  • portare la consapevolezza a ciò che ogni giorno può suscitare in noi un sentimento di gratitudine, dalle piccole cose, come i fiori sul nostro balcone, alle più grandi come il semplice fatto di renderci conto di essere vivi.

E concludiamo proprio con un “grazie” a chi ci ha letto fin qui per l’ascolto e soprattutto a tutti i partecipanti al percorso Mindfulness for Health Program, che hanno collaborato con la loro esperienza, il loro impegno nella pratica della Mindfulness e la loro autenticità a questo piccolo contributo, che speriamo vi possa essere utile.

Anna Rossi e Dolores Listanti, insegnanti di Mindfulness del Protocollo MBSR Breath e del Midfulness for Health Program. 

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